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domenica 27 febbraio 2011

Gb/ Gelati al latte materno fanno furore a Londra

Sono stati chiamati "Baby gaga". Dei gelati a base di latte materno sono andati letteralmente a ruba questa settimana a Londra in un negozio di Covent Garden. Lo stock di gelati, denominati "Baby gaga", nel giro di qualche giorno era già esaurito nonostante il prezzo elevato: 14 sterline alla porzione (16,5 euro).

Il negozio aveva postato un annuncio sul suo sito internet per reclutare le madri, che si sono tirate il late dal seno per fabbricare i gelati. "Non c'è niente di male a vendere il proprio latte per farsi un pò di soldi!", ha dichiarato alla Bbc, Victoria Hiley, 35 anni, una delle 15 donne che hanno risposto all'annuncio. Aromi al limone e alla vaniglia sono stati aggiunti al latte materno - pastorizzato - "completamente bio e naturali", secondo Matt O'Connor, fondatore di Icecreamists. O'Connor non si è spiegato la ripugnanza di alcuni clienti: "se è buono per i nostri figli, è buono per tutti", ha esclamato. 

giovedì 17 febbraio 2011

I Vorticisti alla Guggenheim, è la prima volta in Italia

VENEZIA. Alla Collezione Peggy Guggenheim è aperta al pubblico la mostra I Vorticisti: artisti ribelli a Londra e New York, 1914 - 1918, a cura di Mark Antliff e Vivien Greene.

Dopo essere stata ospitata al Nasher Museum of Art della Duke University, Durham, NC, USA, arriva per la prima volta in Italia un'esposizione interamente dedicata al Vorticismo, il più originale e radicale contributo inglese alle avanguardie artistiche nate in Europa negli anni che hanno preceduto e accompagnato la prima guerra mondiale.

Con la sua distintiva astrazione figurativa, il Vorticismo fu la risposta anglo-americana, che arrivava da Londra, al Cubismo francese e al Futurismo italiano. Guidato dal poeta Ezra Pound e dall'artista scrittore Wyndham Lewis, e sostenuto dalle filosofie estetiche di pensatori come T.E. Hulme, il Vorticismo germogliò tra il 1913 e il 1917. La guerra, così come le differenze personali e di pensiero, portarono i membri del gruppo ad allontanarsi e, dopo il 1918, il movimento a scemare.

Dopo la Collezione Peggy Guggenheim, dove rimarrà aperta fino al 15 maggio, la mostra terminerà il proprio percorso al Tate Britain di Londra (14 giugno - 4 settembre, 2011).

Per avvicinare il pubblico a un'avanguardia ancora poco conosciuta nel nostro paese, sabato 29 gennaio, si terrà a Venezia, presso l'Auditorium Santa Margherita, il simposio I Vorticisti, a cui prenderanno parte nove docenti e ricercatori di fama internazionale per presentare in modo ampio e approfondito artisti e pensatori che contribuirono al movimento.

Tra i partecipanti anche Richard Cork, rinomato critico d'arte, storico, giornalista e curatore inglese, autore di un innovativo studio sul Vorticismo, Vorticism and Abstract Art in the First Machine Age (1976), considerato una sorta di bibbia del movimento, vincitore del John Llewelyn Rhys Prize.

La Collezione Guggenheim è aperta tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 10 alle 18.

Tutti i giorni, alle 15.30, visita guidata gratuita alla mostra: un'occasione da non perdere, per comprendere il movimento e la sua storia.

lunedì 14 febbraio 2011

'Dinner' miglior ristorante al mondo

The Times incorona la prima avventura londinese di Blumenthal

Un menu' che sembra un manuale di storia della gastronomia, uno chef alchimista, piatti geniali e mai creati fino ad ora: 'Dinner' la prima avventura londinese di Heston Blumenthal, il cuoco inglese famoso per la sua cucina molecolare, ha aperto i battenti da appena tre giorni nei pressi di Hyde Park e gia' il Times lo definisce il ristorante migliore di Londra. Anzi, del mondo. Il locale, all'interno del Mandarin Oriental Hotel, e' costato circa 7 milioni di sterline.

domenica 13 febbraio 2011

Dal Moma agli Uffizi, viaggio virtuale nei maggiori musei digitalizzati da Google

NEW YORK - Fra le missioni di Google non c’è solamente di trovarvi la migliore ricetta per fare il risotto ai funghi, o informazioni su come combattere il raffreddore o le ultime notizie sulla rivolta in Egitto: il gigante di Internet ha tra i proprio scopi anche quello di digitalizzare la massima parte possibile della cultura umana. Una scommessa gigantesca. Che di quando in quando compie un nuovo passo avanti. Proprio ieri, a Londra, la società californiana ha presentato il primo “capitolo” di un nuova straordinaria creazione: la visita in alta definizione all’interno di alcuni dei più noti e amati musei del mondo.

Nel sito googleartproject.com si aprono le porte dei primi 17 musei che hanno collaborato con la società di Mountain View. C’è la Tate Modern di Londra, dove il progetto è stato presentato alla stampa, e il Moma di New York, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Rijksmuseum di Amsterdam. E ci sono gli Uffizi di Firenze: «Gli Uffizi sono il museo più vecchio del mondo - ha spiegato la direttrice Cristina Acidini - ora il nostro Museo può essere visto dovunque, a ogni ora». E non sarà il solo museo italiano a venire proiettato nell’universo digitale: Google continuerà ad ampliare il sito dedicato ai musei e includerà anche il Museo Capodimonte a Napoli, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, la Galleria Borghese di Roma e la Pinacoteca di Brera di Milano. 

Allo stato attuale, Google ha applicato agli interni dei musei la stessa tecnologia già sperimentata per la Street View. Si può cioè entrare dentro le stanze dei musei, e guidando i propri spostamenti con il mouse del computer ci si può avvicinare ai quadri, guardarli da vicino, godendo dell’alta risoluzione che li rende limpidi come mai era accaduto prima. In totale i quadri presenti in queste gallerie virtuali sono oltre mille, in 385 stanze, e 17 sono riprodotti al livello di “gigapixel”, cioè ad altissima risoluzione e un livello di chiarezza superiore a quello della migliore macchina fotografica digitale oggi esistente. Agli Uffizi, l’onore dell’altissima definizione è andata alla “Nascita di Venere” di Botticelli.

La missione dei “Musei in Casa”, viene dopo altre iniziative di digitalizzazione, o di “democratizzazione” come talvolta i “creativi” di Google amano descrivere queste iniziative.

Google ha già digitalizzato 15 milioni di libri, e il direttore del progetto, Santiago de la Mora, sostiene che nel pubblico c’è un’altissima richiesta di cultura digitalizzata: «Almeno l’80 per cento dei libri viene consultato regolarmente» spiega de la Mora. 

I direttori dei grandi Musei pensano che diffondere i loro capolavori in modo facilmente accessibile e allo stesso tempo limpido e solleticante, servirà a spingere la gente del mondo a voler andare di persona a vedere quello che hanno guardato e assaporato virtualmente, sullo schermo di un computer. D’altro canto, c’è chi si chiede se Van Gogh o Botticelli abbiano mai sospettato che un giorno le loro opere sarebbero state guardate con tale precisione di particolari, che un singolo capello nella capigliatura della Venere potrebbe diventare oggetto di studio ossessivo.